Molti genitori separati pensano che, in assenza del consenso dell’altro, una spesa straordinaria sostenuta per il figlio non debba essere rimborsata. In realtà, il principio giuridico è molto più complesso e soprattutto molto più attento all’interesse del minore.
La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 2953/2026, ha ribadito un concetto fondamentale: la clausola del “previo accordo” tra genitori non attribuisce ad uno dei due un potere di veto assoluto sulle decisioni economiche riguardanti i figli.
Questo significa che il dissenso dell’altro genitore, da solo, non basta automaticamente ad escludere il diritto al rimborso. Occorre invece verificare alcuni aspetti molto concreti.
L’interesse del figlio
Prima di tutto, il giudice valuta se la spesa fosse realmente nell’interesse del figlio. Pensiamo, ad esempio, a cure mediche, supporti scolastici, attività sportive importanti per la crescita del minore oppure percorsi terapeutici o educativi necessari. In questi casi, il fatto che un genitore non abbia dato il consenso preventivo non rende automaticamente la spesa “inutile” o “non rimborsabile”.
La sostenibilità economica
Il secondo elemento riguarda la sostenibilità economica della spesa. Anche una spesa utile per il figlio deve essere proporzionata alle condizioni economiche dei genitori. In altre parole, il giudice verifica se si tratti di una scelta ragionevole oppure eccessiva rispetto alle possibilità della famiglia.
La Cassazione chiarisce quindi che il “previo accordo” serve a favorire il dialogo e la collaborazione tra i genitori, ma non può trasformarsi in uno strumento per bloccare qualsiasi decisione presa nell’interesse del figlio.
Naturalmente, questo non significa che un genitore possa decidere tutto da solo senza confrontarsi con l’altro. Il dialogo resta sempre importante e doveroso, soprattutto nelle decisioni più rilevanti. Tuttavia, nella vita quotidiana capita spesso che vi siano urgenze, incomprensioni o atteggiamenti ostruzionistici. In queste situazioni, il diritto non può permettere che il figlio subisca conseguenze negative soltanto perché i genitori non riescono a trovare un accordo.
Per questo motivo, quando nasce una contestazione sulle spese straordinarie, il giudice non si limita a verificare se vi fosse o meno un consenso scritto. Deve invece analizzare il contenuto concreto della spesa, la sua utilità per il figlio, la sua necessità e la proporzione economica.
L’importanza della documentazione
È importante anche ricordare che ogni caso ha caratteristiche proprie. Una spesa sanitaria urgente, ad esempio, viene valutata diversamente rispetto ad una scelta non indispensabile o particolarmente costosa. Proprio per questo motivo è fondamentale conservare documenti, ricevute, prescrizioni mediche, comunicazioni inviate all’altro genitore e qualsiasi elemento utile a dimostrare che quella decisione era realmente finalizzata al benessere del figlio.
Nel diritto di famiglia, infatti, il principio centrale resta sempre uno: l’interesse del minore prevale sulle rigidità e sui conflitti tra gli adulti.



