Molte persone sono ancora convinte che il mantenimento dei figli termini automaticamente al compimento dei 18 anni. In realtà, la legge italiana prevede un principio diverso e più articolato.
L’obbligo dei genitori di mantenere i figli non dipende dall’età anagrafica, ma dalla loro capacità di essere economicamente autosufficienti. Questo significa che, anche dopo la maggiore età, il figlio ha diritto al mantenimento finché non è in grado di mantenersi da solo in modo stabile.
Cosa significa “autosufficienza economica”
Per autosufficienza non si intende qualsiasi lavoro, ma un’occupazione che consenta al figlio di vivere in modo dignitoso e indipendente. Lavori saltuari, precari o mal retribuiti non sono sufficienti a far cessare l’obbligo di mantenimento.
La giurisprudenza è molto chiara su questo punto: il mantenimento continua finché il figlio non raggiunge una reale stabilità lavorativa, coerente con il percorso di studi intrapreso.
E se il figlio studia?
Uno dei casi più frequenti riguarda i figli che frequentano l’università. In queste situazioni, il mantenimento continua normalmente per tutta la durata degli studi, a condizione che il percorso sia seguito con impegno e senza ritardi ingiustificati.
È quindi del tutto normale che il mantenimento prosegua fino ai 25, 26 o anche 28 anni, soprattutto quando il percorso formativo è lungo e finalizzato a una professione qualificata.
Quando il mantenimento può cessare
Ci sono però dei limiti. Il diritto al mantenimento non può essere utilizzato in modo improprio. Se il figlio, una volta terminati gli studi, non si impegna a cercare lavoro oppure rifiuta opportunità adeguate senza validi motivi, il genitore può chiedere al giudice la cessazione dell’obbligo.
Allo stesso modo, il mantenimento viene meno quando il figlio raggiunge una concreta indipendenza economica.
In conclusione
Il mantenimento dei figli non è legato automaticamente ai 18 anni, ma dura finché il figlio non è davvero autonomo dal punto di vista economico. Ogni situazione, però, deve essere valutata caso per caso.
Per questo è importante conoscere bene i propri diritti e doveri, evitando convinzioni errate che possono generare conflitti e contenziosi. Un corretto inquadramento giuridico permette di affrontare queste situazioni con maggiore consapevolezza e tutela per tutte le parti coinvolte.



